Zuk Mobile chiude. Quali altri marchi non ce l’hanno fatta, e quali si son salvati per un pelo

(Foto: Lorenzo Longhitano)

Possiamo iniziare a dire addio a Zuk Mobile, il marchio di smartphone nato da una costola di Lenovo e pensato per offrire ai nativi digitali telefoni iperpompati a prezzi più accessibili del normale.

Dopo aver messo sul mercato una manciata di prodotti promettenti, sembra che il brand stia per sparire dalla circolazione (la sua pagina web ufficiale ora porta alla versione cinese del sito di Motorola), per unirsi a una nutrita schiera di nomi ormai spariti dal panorama smartphone odierno.

Il brand Lumia, ad esempio, era stato partorito dai finlandesi di Nokia per differenziare i propri Windows Phone dai telefoni non smart: è passato nelle mani di Microsoft ai tempi della famosa acquisizione del 2013, dove ha conosciuto la sua fine con il lancio di Lumia 650.

Altro marchio sparito dai radar dopo essere stato concepito in Nokia è Vertu; sconosciuto presso il grande pubblico, si brand rivolgeva al proverbiale 1% dei super ricchi del pianeta offrendo smartphone non particolarmente avanzati dal punto di vista tecnologico ma terribilmente eccentrici e costosi. Dopo essere passato di mano un paio di volte di troppo, sembra che non lo rivedremo mai più.

A qualcuno è andata peggio. Come ad Amazon, che non è neanche riuscita a dare un successore al suo Fire Phone. Il primo tentativo ha attirato l’attenzione di mezzo mondo fin da quando era in fase di concepimento, ma l’impatto delle aspettative dei fan con la realtà è stato fatale all’intero progetto. Macchinoso da usare e costoso da acquistare, Fire Phone è stato un fallimento talmente spettacolare che come brand mobile Amazon non risorgerà sicuramente a breve.

Andando più indietro nel tempo più d’uno si ricorderà con affetto di Palm, gruppo statunitense specializzato in computer palmari. Una delle ultime delle acquisizioni delle quali il gruppo si è reso oggetto nei suoi ultimi anni — quella da parte di HP — ha segnato l’inizio della fine per il marchio, che nel 2015 è stato acquisito dai cinesi di TCL i quali non ci hanno ancora fatto nulla.

Beffardo il destino. BlackBerry ad esempio ha condiviso con Palm ogni onore e gloria del mondo pre-iPhone, faticando poi rimanere sul mercato nei dieci anni successivi all’avvento dello smartphone di Cupertino. Oggi però il marchio della mora fa ancora mostra di sé sugli scaffali, e il merito è (anche) dello stesso gruppo che ha acquisito Palm, il quale grazie a un accordo di licenza con la casa di Waterloo può produrne e venderne i dispositivi ridando loro lo smalto che avevano perso in passato.

Mai dire mai, dunque: la storia di Motorola — e il cerchio si chiude — è emblematica in questo senso. La società ha dominato le scene nell’era dei feature phone faticando poi a rimanere a galla con l’avvento di Android, tanto da essere finito prima nelle mani di Google e poi di Lenovo. Neanche troppo tempo fa il gruppo cinese aveva manifestato chiaramente la propria intenzione di annientare il nome Motorola e affiancare i prodotti della controllata (sotto il brand Moto) alle linee di smartphone preesistenti. Sta accadendo il contrario: Zuk sparisce, Motorola vive.

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