Wired Next Fest, che cosa è successo durante la giornata dell’intelligenza artificiale

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Cos’è, perché cambierà il modo e il mondo in cui viviamo, come si educa, cosa può fare e cosa non può (ancora) fare: si è parlato di intelligenza artificiale a 360 gradi durante la prima giornata del Wired Next Fest 2017, con la collaborazione di Audi. Il tema tecnologico più caldo e trasversale degli ultimi anni terrà banco anche nei prossimi giorni della manifestazione, ma la prima giornata è stata un compendio generale sullo stato dell’arte di quest’ambito destinato a influenzare sempre di più le nostre vite negli anni a venire.

Ad aprire le danze è stato Riccardo Zecchina, biologo dell’Università Bocconi, che ha definito il campo d’indagine. Errato chiedersi se un’intelligenza artificiale sappia pensare oppure no: al momento gli sforzi dei maggiori player del settore sono ancora concentrati nel creare una macchina che sappia dare un senso agli stimoli che riceve e a imparare da essi. Perché testi, suoni e immagini che per noi sono immediatamente comprensibili, per un computer sono normalmente indecifrabili.

C’era il numero uno del Google Research Europe Emmanuel Mogenet a raccontare al pubblico come si insegna a una macchina e a illustrare le potenzialità di questo approccio all’interazione con la macchina: ispirato al funzionamento della corteccia visiva degli esseri umani, il machine learning sminuzza le informazioni percepite dalla macchina per processarle e tentare di correlarle tramite un processo di prova ed errore che si ripete milioni di volte. Il risultato sono macchine che vedono, sentono e leggono, e che sanno dare un senso a queste informazioni con un’efficienza che la maggior parte delle volte un umano non può eguagliare.

Anche Facebook è da sempre interessata al tema. Il social network riesce già a descrivere il contenuto delle immagini più complesse, ma anche a generare esperienze in realtà aumentata (le maschere fotografiche) convincenti, e in futuro conta di insegnare a ragionare ai suoi algoritmi nutrendoli con storie e ponendogli domande.

L’Ia però è in grado di restituire gli insegnamenti ricevuti: avviene allo Humanitas Research Hospital, dove il supercomputer Watson contribuisce alla formazione degli studenti generando per loro casi clinici da risolvere e seguendoli nel processo diagnostico e di trattamento.

L‘intelligenza artificiale però permea già il presente più di quanto immaginiamo. Un esempio è quello di Shazam che – a dispetto del nome di derivazione mistica – è un’app guidata proprio dal machine learning. Il senior director Filippo Vizzotto ci ha spiegato come funziona e la cantante e presentatrice Lodovica Comello si è cimentata in un contest di velocità contro la piattaforma.

È stata proprio la Comello a raccontare da insider come l’Ia stia influenzando anche la fruizione e la produzione della musica moderna: tra algoritmi che consigliano l’ascolto di nuovi album e artisti che scrivono le proprie tracce su un modello – quello dello streaming – nel quale l’ascolto dei primi istanti determina il successo di un pezzo.

Quello del comprendere e intercettare in tempo reale le preferenze di un pubblico determinato è un business relativamente giovane che nel campo pubblicitario è già esploso: si chiama programmatic advertising, e ce ne ha parlato Konrad Feldman, il fondatore di Quantcast che si occupa proprio di questa applicazione dell’Ia.

Anche l’azienda televisiva di stato sta esplorando le potenzialità di questo approccio non solo per migliorare la propria programmazione, ma anche per capire come interagire in modo più stretto con il proprio pubblico: Massimo Rosso è arrivato dalla Rai nel suo ruolo di direttore Ict per spiegare come funziona il meccanismo messo in atto dalla società e qual è la posta in gioco.

Creare un profilo anonimo del proprio pubblico di riferimento infine è tra gli scopi di Vodafone, operatore globale che nell’era dei big data si trova per le mani un catalogo di informazioni sterminato proveniente dagli utenti della sua rete. Le informazioni sull’uso degli smartphone – ha raccontato il numero uno del marketing Alessandro Canzian – vengono tra le altre cose condivise con le amministrazioni locali per migliorare infrastrutture e servizi.

Tra le applicazioni più utili degli algoritmi di intelligenza artificiale non può mancare la sicurezza stradale: a illustrale è stato Eran Shir di Nexar, che con la sua startup punta a trasformare gli smartphone in dashcam intelligenti. Lo scopo finale: realizzare una rete globale di dispositivi connessi, che grazie a machine vision e comunicazione v2v riescano a prevedere incidenti e disagi stradali.

Ma i big data, opportunamente strutturati, continueranno a essere una risorsa sempre più importante anche per il mondo dell’agricoltura. Il ministro Maurizio Martina è salito sul palco moderato dal direttore Federico Ferrazza per un aggiornamento complessivo sullo stato del nostro paese – tra criticità e opportunità – nella corsa all’agricoltura 4.0.

Più commerciale e settoriale è l’applicazione che si sono inventati i ragazzi di Wallabies, startup che aggrega le informazioni e le statistiche di più di 30mila giocatori di calcio delle leghe sparse su tutto il pianeta per compararle con quelle dei giocatori più in voga, e scovare nuove promesse del pallone prima che il più abile degli scout riesca a individuarle.

Non mancano le minacce: tralasciando per il momento le implicazioni etiche e future dell’avvento di una vera intelligenza artificiale (di questi scenari abbiamo parlato dietro al filtro del grande schermo con Gianni Canova di Sky Cinema), la prospettiva di un mondo dove qualunque dispositivo elettronico sarà anche online è attuale. Privacy e dati personali, ha spiegato l’esperto in sicurezza informatica Mikko Hyppönen, saranno beni sotto costante minaccia; ce l’ha ricordato pochi giorni fa il malware Wannacry, ma l’avvento dell’Internet delle Cose non può che aumentare ulteriormente le attenioni indesiderate di hacker e utenti malintenzionati.

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