Un’app dimostra quanto tempo stai sul posto di lavoro

lavoratori di lego

L’anno scorso l’ufficio vertenze della Cisl, uno dei principali sindacati italiani, ha gestito circa 7.500 cause per contratti irregolari. Lavoratori in nero da mesi o anni, part time dietro cui si nascondeva un tempo pieno, pagato però la metà in chiaro e il restante 50% fuori busta, straordinari mai saldati, voucher adoperati in maniera abusiva. Più di un caso su dieci tra le vertenze sindacali transitate dagli uffici della Cisl ha interessato persone che lavoravano a condizioni diverse da quelle dichiarate ufficialmente. “Un bacino di interesse in cui i giovani under 35 sono la maggioranza”, chiosa il sindacato.

Quando si va in causa per un contratto irregolare, dimostrare di aver lavorato e di aver lavorato per le precise ore che si rivendicano diventa strategico. “Il rapporto di lavoro deve essere dimostrato e questo è un tassello fondamentale se si va in contenzioso”, spiega Gualtiero Biondo, che coordina gli uffici vertenze di Cisl in tutta Italia. Ed è qui che entra in gioco un’applicazione per smartphone, una sorta di “cartellino digitale” del lavoratore che non ha un cartellino regolare da timbrare.

Strajob nasce proprio da una vertenza per un contratto irregolare. Luca De Nizio, legale, si trova tra le mani il caso di un parente di un imprenditore nell’automazione industriale, Franco Fontana. E discutendo nasce l’idea di una applicazione che registri e certifichi le ore lavorate. Come? Attraverso un sistema che georeferenzia il dipendente in un punto fisico, che corrisponde al luogo di lavoro, e calcola quanto tempo trascorre all’interno del perimetro selezionato.

Dopo aver scaricato la app il lavoratore disegna con la mano sulla mappa il perimetro dell’area in cui lavora”, spiega Silvia Pugi, che con Fontana ha fondato la società che ha sviluppato Strajob, Lex&Bit. L’area può corrispondere a un edificio, a un isolato o anche a un quartiere e, se si lavora in più zone, si possono indicare più posti di lavoro. A questo punto la app si attiva in automatico quando il lavoratore varca il perimetro e accende il cronometro che misura la permanenza all’interno dell’area di lavoro. “Quando esce – prosegue Pugi – il lavoratore riceve un rapporto direttamente sul suo telefonino con il conteggio delle ore lavorate”. I dati restano in mano al dipendente e sono riservati, senza che il datore di lavoro ne sia a conoscenza.

La app funziona con un sistema di geolocalizzazione Gps e Glonass (una rete di satelliti russa analoga al Gps americano). Attraverso un protocollo Ntp, che sincronizza gli orologi dei computer sul web con uno scarto di 200 secondi, si certificano data e orario di lavoro. I dati sono immagazzinati in un server e cifrati con la tecnica crittografica del secure hash algorithm e comunicati con protocolli coperti. Al momento la app è disponibile solo per Android ed è gratuita. I dati complessivi rimangono immagazzinati per due settimane sul telefonino, ma se al lavoratore serve un rapporto dettagliato e completo, Lex&Brit rilascia i documenti a pagamento. Per questo Cisl Lombardia ha deciso di stipulare una convenzione con la società per dare un accesso scontato a tutti i livelli dei dati.

Il tema è che il datore di lavoro ha sempre avuto strumenti per misurare quanto lavori un dipendente, dal cartellino agli strumenti informatici – osserva Fontana -. La nostra idea è che sia il lavoratore a misurare la sua attività per poter dimostrare quello che fa”.

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