Sophie Calle, caccia grossa a Parigi con l’artista francese

Parigi — Di caccia Sophie Calle se ne intende. Senza mai interessarsi a fucili e cinghiali, l’artista francese più conosciuta dal grande pubblico ha da sempre esplorato la città alla ricerca dei suoi fantasmi e delle sue fantasie. Oggi, Sophie Calle è stata invitata con l’artista e amica Serena Carone ad occupare il Museo della Caccia e della Natura nel cuore di Parigi, nel Marais, dove l’esposizione Beau doublé, Monsieur le marquis! sarà aperta al pubblico fino all’11 febbraio 2018.

Per l’occasione, abbiamo preparato una guida di Parigi da vivere proprio attraverso le creazioni di Sophie Calle.

Serena Carone, Deuil pour deuil, 2017. Animali impagliati della collezione privata dell’artista e del Museo della Caccia e della Natura

1. Museo della Caccia e della Natura

Accompagnata dall’artista Serena Carone, Sophie Calle reinterpretra e sovverte il senso delle opere ospitate nel museo: così, un accappatoio viene appeso alla collezione di corna del primo piano, un reggiseno sbuca da un grande armadio a cassetti… I frammenti che compongono “Storie vere”, opera del 2002 composta da una serie di fotografie con testo a fronte, vengono disseminate sui tre piani del museo, illuminate con rinnovata ironia ed esposte in cornici kitsch in plastica decorate dalla presenza di animali.

Il piano terra della mostra — dedicata al padre Bob Calle recentemente scomparso — accoglie anche la tomba dell’artista, immaginata da Serena Carone. Attorno all’opera, Deuil pour deuil, si trovano degli animali impagliati della collezione privata dell’artista. “Ho l’abitudine di circondarmi di animali impagliati a casa. Appena ne ricevo uno, sento il bisogno di attribuirgli il nome di una persona a me cara. Dopo la morte di mio padre, non volevo che se andasse, così l’ho trasformato in tigre e mia madre in giraffa”. Il tema della scomparsa e del lutto ha sempre fatto parte dell’universo di Sophie Calle, che ha filmato gli ultimi attimi di vita della madre in “Pas pu saisir la mort”, presentato alla Biennale di Venezia nel 2007. Il tema della morte, rimane presente in tutta la prima sala, dove un libro degli ospiti invita i visitatori a rispondere alla domanda: cosa fate dei vostri morti? Una delle prime risposte lasciate afferma: “Cerco di scordarmene il più rapidamente possibile”.

Des histoire vraies, 2002

2. Aeroporto Charles De Gaulle

Un’opera che appartiene alla serie “Storie vere” ritrae Sophie Calle a Roissy, all’aeroporto internazionale di Parigi. Vestita in un abito da sposa rosso, l’artista ricorda che il 7 ottobre 2000 stava per sposarsi con uomo che sarebbe partito in Cina per tre anni. Quel giorno, Sophie Calle l’ha accompagnato fino al terminal per poi tornare a casa da sola. Oggi, quel vestito da sposa si trova sul dorso di un grande cervo, al primo piano del Museo della Caccia e della Natura.

“Il carattere protestante di mio padre mi ha trasmesso un certo rigore. Se fosse stato per lui avrei sempre prodotto opere d’arte formalmente essenziali: una foto incorniciata accompagnata da un testo”, sottolinea Sophie Calle.

A suivre…, 1998

3. Detective Duluc

Al 18 di Rue du Louvre, a due passi dall’omonimo museo, si trova l’agenzia di un detective privato. Dal 1945, l’insegna luminosa DULUC proietta una luce verde che attira l’occhio dei passanti. Nel 1981 attirò anche quello di Sophie Calle che chiese a sue madre di contattare l’agenzia e farla seguire per una giornata. Il rapporto di testi e foto sarà utilizzato nella serie “A suivre…” presentato quell’anno al Centre Pompidou.

Le Chasseur français, 2017

4. Montrouge

È nella banlieue sud di Parigi, a Montrouge, che Sophie Calle è andata a spulciare gli archivi degli annunci matrimoniali pubblicati dalla rivista Le Chasseur français (Il cacciatore francese). Oltre alle novità sulla caccia, la pesca e la vita del mondo rurale, questa rivista pubblica dal 1895 gli annunci di donne e uomini in cerca di moglie o marito. Questo successo secolare permette di rintracciare il lessico utilizzato negli ultimi cento anni, fino all’arrivo di Tinder. Sophie Calle ha utilizzato una selezione per l’opera Le Chasseur français. Analizzando gli annunci, in ordine cronologico dal 1895 al 2017, la donna ideale sarebbe:

Non povera
Gentile, anche malata
Lavoratrice
Gusti semplici, in salute
Un buon partito
Compatibile
Preferibilmente carina

Il tono è cambiato in seguito all’arrivo di Tinder:

Senza complicazioni
Vicina

Site Richelieu, Salle Labrouste

5. Salle Labrouste

La Salle Labrouste è stata utilizzata nel 2008 da Sophie Calle come teatro per la mostra Prenez soin de vous (Abbiate cura di voi). Nella storica sede della Biblioteca nazionale di Francia (BnF), oggi trasferita nel sud-est di Parigi, l’artista aveva esposto la lettera di addio di un suo ex amante, tale G.
Per meglio capire le ragioni della rottura, l’artista ha chiesto a 107 donne d’interpretare e commentare il testo utilizzando le proprie competenze professionali. Così, una ricercatrice in lessicometria, una giudice, una sessuologa, una psichiatra, un avvocato, un’assistente sociale, un’esperta in diritti delle donne dell’ONU, un’agente dei servizi segreti… e ancora molte altre donne sono spesso arrivate alla conclusione che G. in questione non fosse un uomo su cui versare le proprie lacrime.

Oggi la Salle Labrouste è aperta al pubblica o, anche in assenza delle opere di Sophie Calle, rappresenta una delle più belle testimonianze dell’architetto Henri Labrouste (1801-1875).

6. Tour Eiffel

Room with a view, 2003

Il 5 ottobre 2002, Sophie Calle passa la notte sulla cima della Tour Eiffel. Per poterla vedere distesa sul letto a 320 metri di altezza, è necessario raccontare una storia, non più lunga di cinque minuti.

The post Sophie Calle, caccia grossa a Parigi con l’artista francese appeared first on Wired.

Fonte