Siamo stati a vedere dove Facebook conserva i tuoi dati: al fresco, ai confini del Circolo Polare Artico

Facebook Lulea

Luleå (Svezia) — Cosa succede agli hard drive arrivati a fine vita (o malfunzionanti) dei server dell’immenso data center di Facebook nella Lapponia svedese? È curioso come in un piccolo mondo votato alla digitalizzazione, tutte le fondamenta siano estremamente concrete e tangibili: dall’alimentazione energetica delle centrali idroelettriche al preziosissimo raffreddamento naturale fino alla terrificante procedura per disintegrare le memorie ormai inutilizzabili.

Siamo stati in questa cittadina ai confini del Circolo Polare Artico, popolata da circa 45mila abitanti e distesa su una penisola affacciata sul Golfo di Botnia. C’è un piccolo scalo aereo e c’è anche un porto che poi è il quinto della nazione, operativo anche d’inverno grazie ai rompighiaccio.

E poi c’è uno stabile di 300 metri per 100, ben nascosto nella foresta di abeti e betulle

A dieci minuti di auto dal centro città, allontanandosi dall’arcipelago di 800 isolotti verso l’interno, si scorge un apparentemente anonimo capannone extralarge, grigio e squadrato: potrebbe sembrare il deposito di shuttle mai entrati in operatività oppure un archivio segreto alla X-Files. Invece, è il primo data center di Facebook al di fuori degli Stati Uniti e se è stato costruito qui in mezzo al niente, così lontano da tutto, un motivo ben preciso c’è: è l’incontro tra tutti i fattori ottimali per un edificio e per uno scopo del genere.

Server Facebook

Un data center è come un’immensa memoria connessa che offre una capacità di archiviazione ingente, un’adeguata protezione a intrusioni e un’operatività costante. Nel caso di Luleå, è l’importantissimo supporto per tutti i dati che gli utenti su Facebook condividono e caricano online durante le attività quotidiane, come le foto e i video.

Così come nel tuo computer è presente uno spazio di archiviazione interna, qui la struttura è moltiplicata per diversi zeri, fino a una capacità quasi immensa. Ogni HDD — gli SSD compongono solo una minima parte, perché non è necessaria la loro velocità d’operazione, dunque il loro costo più alto — è fissato su un supporto personalizzato, per essere velocissimamente montabile e smontabile all’interno di unità massicce, illuminate di blu e continuamente raffreddate. Ne bastano tre gruppi (incorporati in una sorta di armadio con tutte le slot) per salvare tutta la produzione cinematografica mondiale degli ultimi 50 anni.

Ma quando un HDD è troppo vecchio, cosa se ne fa? Si sostituisce in pochi secondi, per poi essere torturato e annichilito in loco per far sì che tutte le informazioni al proprio interno, magari alcune molto sensibili come foto o dati personali, non possano essere recuperate.

È importante per le persone sapere che niente lascia questo stabile

“Le informazioni sono conservate, e i vecchi supporti sono completamente distrutti”, diceva il responsabile Christer Jonsson nella presentazione pubblicata su Facebook da Mark Zuckerberg.

“I dispositivi vengono trasportati in modo riservato e sicuro all’interno di una sorta di cassaforte fino all’ambiente in cui vengono trattati affinché sia impossibile accedere a qualsivoglia dato”, ci racconta il responsabile dell’impianto, Joel Kjellgren. Ogni HDD viene dato in pasto a una serie di macchine infernali: prima viene dilaniato, poi viene pugnalato da una sorta di punteruolo che lo trafigge e infine viene ridotto in polvere. Il risultato ricorda da vicino quel che esce dal celeberrimo frullatore Blendtec che tritura su YouTube i gadget hitech più famosi. I materiali vengono poi divisi e riciclati.

ChristerJonsson

Queste server farm hanno un appetito famelico di elettricità per funzionare

Al tempo stesso sono teste calde, dunque devono essere costantemente refrigerate per evitare surriscaldamenti che potrebbero mandare tutto in tilt. Luleå era proprio ciò che Facebook cercava per l’Europa: un posto sul Continente situato a una latitudine tale da poter offrire aria fredda tutto l’anno da sfruttare per il raffreddamento delle macchine a costo immensamente minore rispetto alla climatizzazione e con tanta elettricità pulita a disposizione. Il colosso dei social network ha come obiettivo quella di alimentare i propri Data Center con energia pulita e rinnovabile al 100% e in questa zona della Svezia erano a disposizione centrali idroelettriche con un grande quantitativo di elettricità a disposizione, visto lo spostamento di numerose realtà come acciaierie e carterie in altre zone. Di più: questa regione chiamata Norrbotten, della quale Luleå è capitale, fornisce il totale dell’energia idroelettrica svedese e aveva un surplus di 50% che veniva esportato: Facebook si è inserita, ottenendo anche un regime fiscale favorevole.

Per avere un’idea del risparmio, l’abnorme data center di Facebook in Texas spende buona parte dell’elettricità che consuma solo per raffreddarsi: un dispendio energetico folle, che a Luleå viene quasi del tutto azzerato perché è come se lo stabilimento fosse costantemente sotto l’azione di un condizionatore. Nello specifico: in una località dove la temperatura d’inverno ha una media di -20 gradi e d’estate arriva difficilmente sopra i 20, l’aria viene semplicemente convogliata all’interno delle mura dall’azione di potenti pale e passa attraverso i server rinfrescandoli.

Divenuta poi calda, d’inverno l’aria viene utilizzata per gli uffici, che dunque rimangono belli tiepidi a costo zero sotto le Luci del Nord; d’estate viene rilasciata all’esterno, nel panorama sempre illuminato dalle giornate dal crepuscolo senza fine.

Ventole interne

La struttura a cipolla delle mura tratta l’aria affinché arrivi a contatto con il data center in condizioni perfette

Spessi filtri bloccano polvere, pollini e qualsivoglia particella dannosa, comprese le zanzare, qui numerose d’estate, che vengono anche annichilite da lampade elettrificate; tubi con una sorta di naso tech comprendono se un eventuale fumo arriva da fuori o dentro e in tal caso attivano l’antincendio; infine, pareti ad alveare adattano il tasso d’umidità affinché sia tra il 20 e l’80% a seconda della temperatura. I corridoi dove il flusso viene indirizzato attraversano lo stabile nei punti strategici: camminando nel vento interno servono tappi per le orecchie dei più delicati e bisogna fare attenzione ai cordini delle maglie perché potrebbero impigliarsi nelle grate.

Suggestivi gli scorci da fantascienza prima di accendere le illuminazioni, con la lunga fila di ventole XXL illuminate dalla fioca luce esterna.

Corridoio interno

Siamo poi stati sul tetto dello stabile, caratterizzato dallo zig-zag del sistema parafulmini e abbiamo “saggiato” il calore diffuso, che creava miraggi all’orizzonte: a pelle era consistente, ma qual è il suo impatto? “Pressoché nullo”, ci confortano i responsabili.

L’energia elettrica viene fornita da performanti centrali idroelettriche che un tempo alimentavano la produzione di acciaio e carta. La fornitura è costante e abbondante, i giganteschi generatori diesel sono lì pronti ad attivarsi in caso di emergenza, ma per ora sonnecchiano quiescenti.

Le reti che delimitano l’area dello stabilimento tengono lontane le renne

E gli altri animali selvatici? Sembra che la presenza del data center non abbia avuto esiti negativi, nemmeno sulla popolazione di un raro picchio artico, la cui salvaguardia prima della costruzione aveva scatenato un putiferio da parte degli ambientalisti.

Interessante anche il fatto che la “memoria europea” di Facebook si trovi così vicina al Polo Nord, per di più in una zona che prima era immersa nella natura. Come è avvenuta la connessione, fisica, tra il capannone e la rete globale? Ce lo spiega Kjellgren: “Per fortuna già a Luleå erano presenti connessioni in fibra ottica, perché la Svezia aveva investito molto nel web veloce. E infatti ci siamo limitati a collegare il data center alle più vicine centraline”.

E così, in un territorio estremamente selvaggio e selvatico, appena sotto la sconfinata distesa del sottobosco, scorrono arterie di file pulsanti per supportare la gargantuesca richiesta di velocità e interscambio. A supporto di tutto ciò c’è il data center, che è come un mastodontico organismo vivente che inspira aria fresca e la espira tiepida disperdendo calore, rigenera i suoi tessuti morti e continua a crescere. E presto avrà due fratelli poco lontani: a Clonee in Irlanda e a Odense in Danimarca.

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