Sarahah, l’app dei messaggi anonimi, è l’esatto contrario della sincerità

sarahah1Come spesso accade con i bambini e gli adolescenti alle prese con le piattaforme digitali, Sarahah – se è genuina la versione che va raccontando in queste settimane l’ormai ex analista petrolifero e ideatore Zain al-Abidin Tawfiq – è un’altra vittima di una sorta di appropriazione indebita. Era nata come sgangherata macchina delatoria, o nella migliore delle ipotesi come cassetta dei consigli e dei suggerimenti, ed è diventata l’ennesima reincarnazione di Ask.fm. Il caro vecchio gioco del bussolotto in un locale assaltato da milioni di utenti. Fra l’altro riuscendo nell’impresa in cui sigle come Secret, Whisper o Yik Yak avevano miseramente fallito.

In questo caso, infatti, l’applicazione del 29enne saudita – che avevamo individuato prima che esplodesse anche in Europa mentre scalava gli app store negli Stati Uniti, Canada, Australia, Sudafrica – si è legata a una specie di gemmazione digitale: va cioè fortissimo da quando Snapchat consente con Paperclip di infilare i link nelle Storie.

Automaticamente Sarahah è diventata, piegando con naturalezza l’intento iniziale – che stando alle parole dell’inventore era appunto legato al mondo delle relazioni sociali e lavorative fra adulti – il fermo posta senza mittenti che mancava a quei fronti digitali. Idem con Instagram e gli altri social dove l’indirizzo assegnato al proprio account (nome.sarahah.com), e dal quale altro non si può fare che scrivere qualcosa, può essere infilato ovunque, dai post alle sezioni dedicate alle biografie. Trasformando quella piattaforma davvero basic nell’ennesimo canale di sfogo chirurgico, tuttaviaben più sensato degli esperimenti precedenti perché più integrato alle piattaforme mainstream: un po’ il dark side della pulsione digitale.

Poi c’è un altro lato ancora della storia: quei palloncini con i messaggi anonimi che vivono una seconda vita proprio su Facebook e compagnia, dove diventano elementi di scherno, ironia e perfino riflessione. E forse questa è una delle poche dinamiche diverse di Sarahah rispetto ad app simili viste anni fa, anche se l’impressione è che a fruirne in questo modo siano gli utenti un po’ più maturi mentre per bambini e adolescenti la questione rimanga legata all’effetto lettera anonima.

Potrebbe succedere di tutto, con la riapertura degli uffici e la ripresa delle scuole. Se Sarahah sta decollando con buona parte d’Europa in vacanza, Italia inclusa, chissà cosa potrebbe accadere con la riaccensione degli essenziali labirinti sociali quotidiani. Cyberbullismo incluso, che è evidentemente già diventato il primo fronte di preoccupazione.

Sarahah” è una parola araba che sta per apertura, schiettezza, onestà. Eppure fa riflettere (o sorridere beffardamente, dipende dalla sensibilità) come queste piattaforme, dal successo e dal destino più o meno simile – anche se in questo caso la rapidità del boom da 14 milioni di utenti pare senza precedenti – rappresentino l’esatto contrario della sincerità. L’onestà sboccia infatti quando su un pensiero, un complimento, un’opinione, un’idea, perfino un insulto o un attacco, si ha il coraggio di metterci la faccia. Viceversa è complesso assegnare una qualche qualità di schiettezza quando si recapitano messaggini anonimi, quale che sia il contenuto.

Questa triste applicazione verdognola sembra più che altro l’ennesima riesumazione del mostruoso deficit di responsabilità che sui social ha trovato il suo surreale palcoscenico. Puntando anche sulla nostra immarcescibile tendenza a farci dire il peggio dagli sconosciuti prendendocela magari, in un cortocircuito quasi antropologico, con chi ha il fegato di aprirsi senza schermi, digitali o meno, di mezzo.

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