Mark Zuckerberg e il mondo secondo Facebook: in un post i nuovi obiettivi

Comunità, comunità, comunità. La parola, come un mantra, ricorre nel lungo post che Mark Zuckerberg ha pubblicato e che serve tanto a ricapitolare la strada del social network fin qui, quanto a spiegare dove il Ceo intenda portarlo. Il racconto di una visione che odora di intenti programmatici e che porta Zuckerberg sempre più vicino al terreno politico.

“Negli ultimi dieci anni, Facebook si è focalizzato nel mettere in contatto amici e familiari. Il nostro prossimo obiettivo sarà quello di sviluppare l’infrastruttura sociale per la nostra comunità – per sostenerci, per tenerci al sicuro, per informarci, per l’impegno civico e per l’inclusione”: questo il primo punto fondamentale della lettera che conferma quanto la posta in gioco si sia alzata. Facebook sta presidiando letteralmente ogni settore, dai servizi all’informazione – il più recente, la ricerca di lavoro – e non si può certo restare a parlare di foto dei parenti e like tra amici. Quello, ormai, è un dato assodato: sul piatto c’è di più.

(Foto: Alessio Jacona/Wired)

Nello stesso modo in cui l’esperienza online tra amici rafforza la relazione già esistente, dice Zuckerberg, Facebook punta a rinsaldare il ruolo delle comunità, partendo dal supporto. “Il nostro obiettivo è rafforzare le comunità esistenti aiutando a unirci sia online sia offline così come a metterci in condizione di costituire comunità completamente nuove a prescindere dalla localizzazione fisica”.

Lo stato dell’arte promette bene: “All’interno del miliardo di membri attivi nei gruppi su Fb, oltre 100 milioni di persone sono membri di ciò che noi chiamiamo gruppi molto significativi.

Sul fronte della sicurezza, “la comunità di Facebook è in una posizione unica per aiutare a prevenire danni, assistere durante una crisi, o riunirsi per ricostruire successivamente” sottolinea il Ceo.

(Immagine: Dimitri Otis/Getty Images)

Ribadisce il ruolo di strumenti come Safety Check e il più recente Community Help, sui quali c’è ancora da lavorare (gli scivoloni non sono mancati): “Guardando al futuro, una delle nostre più grandi opportunità per tenere le persone al sicuro è costruire intelligenza artificiale per comprendere più rapidamente e con precisione ciò che sta accadendo in tutta la nostra comunità”.

E rilancia: “Nel futuro, ci saranno anche più casi in cui la nostra comunità dovrebbe essere in grado di identificare rischi relativi alla salute mentale, malattie o crimini“.

Tra i più spinosi temi, nel manifesto non poteva certo mancare la faccenda informazione. Notizie false ed effetto filter bubble su tutti: “Mi preoccupano e li ho studiati attentamente – scrive Zuckerberg – così come mi preoccupano che ci siano effetti ancora più forti da mitigare, circa il sensazionalismo e polarizzazione, che portano a una perdita della comprensione comune”.

Dopotutto, spiega, già la rete su Facebook offre diversi punti di vista rispetto a quanto succeda attingendo informazioni dai consueti network televisivi o dallo stesso giornale che tiene sempre la stessa linea editoriale. L’appiattimento dei punti di vista, tuttavia, è proprio ciò che viene contestato alla sua e ad altre piattaforme: Zuckerberg sembra prevenire l’obiezione, spiegando che “l’obiettivo è aiutare le persone ad avere l’intero quadro della situazione, non solo punti di vista alternativi. Stanno combattendo contro bufale e affini, spiega, ma c’è ancora molto da fare. Procedono con attenzione, perché “non c’è sempre una linea chiara tra bufale, satira e opinione”.

I problemi, sembra sottolineare il Ceo, risiedono anche altrove: prima di tutto, “per la costruzione di una comunità informata serve un’industria delle notizie forte”. Bisogna fare di più, “dall’accrescere l’informazione locale allo sviluppare formati più adatti per la fruizione da dispositivi mobili, al migliorare la gamma di modelli di business”. Della serie: ognuno faccia il suo, ché di questioni ce ne sono.

Per mettere i puntini sulle “i”, Zuckerberg poi ricorda che “connettere tutti a internet è fondamentale per la costruzione di una comunità informata” e che “la maggior parte delle conversazioni su Facebook sono sociali, non ideologiche”.

Un altro cardine delle potenzialità della community si trova, nella Zuckerberg-visione, nella possibilità di rendere i cittadini civilmente impegnati. Non solo attraverso gli strumenti che sostengano il voto in tutto il mondo, ma anche aiutando “le persone a impegnarsi attivamente tutti i giorni nelle cause che sono importanti per loro, e non solo ogni qualche anno nelle urne“.

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Chiudendo, il Ceo affronta, sotto l’ombrello della categoria “Comunità inclusiva”, il tema degli standard della comunità: “abbiamo bisogno che riflettano i nostri valori e aiutino a determinare ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere permesso”. E anche qui, scivolare è semplice quanto sbandare su sampietrini bagnati (basti pensare a ciò che è apologia di reato in un Paese, e in un altro no): Gli Standard della Comunità dovrebbero riflettere le norme culturali della nostra comunità. In caso di dubbio, preferiamo sempre dare alle persone la possibilità di condividere di più”.

Mettendo le mani avanti sul fatto che molti processi per il miglioramento della situazione richiederanno alcuni anni, spiega che “sono necessari progressi importanti nell’Intelligenza Artificiale per comprendere testi, foto e video e per poter valutare se essi contengono espressioni di odio, violenza grafica, contenuti sessualmente espliciti, e altro ancora”. Alcuni progressi, spera, saranno già operativi nel 2017.

Qui il post originale:

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