L’Europa di Dijsselbloem: “I Paesi del Sud sprecano soldi in donne e alcol”

(Foto: Lapresse)

I burocrati europei hanno sempre un tempismo autolesionista da far rabbrividire. Sembrano davvero voler boicottare il progetto continentale con tragica puntualità, quando cioè l’Unione si avvicina ad alcuni appuntamenti importanti per il suo passato e il suo futuro. Vedi le celebrazioni per i sessant’anni dei Trattati di Roma in programma nella Capitale sabato prossimo.
In questo caso la cretinata l’ha sparata niente meno che il ministro delle Finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo, l’impronunciabile Jeroen Dijsselbloem che ieri, al quotidiano tedesco Faz, ha rilasciato questa elegante dichiarazione: “Durante la crisi dell’euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto”.

Si è trattato evidentemente di un paragone azzardato e sfortunato. Dijsselbloem intendeva evidentemente dire che dopo la solidarietà dimostrata (allude forse ai due fondi salvastati Efsf ed Esm perché, altrimenti, altra solidarietà non se n’è vista) bisognerebbe che ciascuno facesse la propria parte. Come d’altronde anche l’Italia ha fatto imboccando la via delle riforme. Ma evidentemente non tanto da tranquillizzare il capo dell’Eurogruppo, pronto a sfoderare un simile, sgangherato appaiamento.

Una figura che evidentemente ritiene efficace, se è vero che durante una seguente audizione al Parlamento europeo gli è stato chiesto di scusarsi pubblicamente. Il riccioluto olandese non ci ha pensato neanche per un attimo. “Con queste parole scioccanti e vergognose è andato molto oltre, usando argomentazioni discriminatorie contro i Paesi dell’Europa del Sud – gli ha risposto Gianni Pittella, capogruppo dei deputati socialisti a Bruxelles – mi chiedo se una persona con queste convinzioni possa ancora essere considerata adatta a fare il presidente dell’Eurogruppo”. Insomma, cortocircuito in casa socialista, anche se Dijsselbloem si è spesso ritrovato più su posizioni tedesche, legate ad austerità e vincoli di bilancio come d’altronde il ruolo gli impone, che su quelle del suo gruppo di riferimento all’Europarlamento.

Se nei rispettivi Paesi le classi politiche rispecchiano il livello dei cittadini-elettori, per cui siamo tutti pronti alla sacrosanta indignazione per il corrotto ma poi ci lasciamo corrompere dal primo idraulico che non fa la fattura, su scala europea questa considerazione non è mica tanto vera. Sono convinto che la solidarietà e il rispetto europeo siano ormai valori generalmente acquisiti e che un mio coetaneo olandese o finlandese non si sognerebbe mai di vomitare una frase del genere. Insomma, gli europei sono decisamente migliori di chi li rappresenta.

Il vero problema, però, è proprio questo. E va ben oltre le stupide uscite di un olandese senza grande senso dell’ironia. La classe politica che ha guidato l’Europa negli ultimi vent’anni, almeno dal naufragio del sogno di un’Europa federale a metà anni Novanta e poi più avanti col Trattato di Lisbona del 2007, non ha saputo accompagnare ciò che accadeva nella realtà: mentre i giovani volavano low cost ai quattro angoli del Vecchio Continente, a Bruxelles si costruiva un’intelaiatura tutta politico-economica, lontana dalle necessità delle persone.

Il cuore di italiani, francesi, tedeschi (per non parlare degli inglesi) si è così progressivamente raffreddato. Ciononostante, se c’è un progetto europeo da salvare, penso sia custodito più nelle teste di chi è cresciuto in pace e senza confini che in quelle di qualche politico spedito in Belgio a sgraffignare rimborsi per i famigliari. E a sganciare di tanto in tanto qualche mesto stereotipo per coprire le incapacità degli ultimi quattro lustri.

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