Le dating app? Creano relazioni più longeve e diversificate

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Quante coppie conoscete che si sono conosciute online? Probabilmente almeno un paio. La verità è che il trend delle dating app, cioè le applicazioni per smartphone che grazie a geolocalizzazione e messaggistica ci mettono in contatto con un numero sempre più altro di potenziali anime gemelle, è in crescita costante e il mondo in cui creiamo e gestiamo le nostre relazioni è sempre più influenzato da questi nuovi mezzi digitali. E contrariamente a quanto si potrebbe pensare in modo moralistico, la scienza dimostra che queste relazioni sono solide e non affatto labili.

Due professori di economia, infatti, Josuè Ortega dell’università dell’Essex e Philipp Hergovich dell’univesità di Vienna, hanno di recente pubblicato uno studio dal titolo The Strenght of Absent Ties: Social Integration via Online Dating, partendo da un dato per certi versi stupefacente: un terzo delle relazioni di oggi nasce online e il dato sale al 70% se si parla di coppie omosessuali. Analizzando vent’anni di dati riguardanti il dating online (Match.com nacque nel 1995, OKCupid nei primi anni Duemila, Tinder “solo” nel 2012), i due studiosi si sono accorti di come la maggior parte delle relazioni nate virtualmente si siano tramutate in matrimoni, e non solo: in matrimoni stabili e durevoli.

Un’altra implicazione fondamentale è quella nata proprio dalle premesse della ricerca: “Eravamo soliti sposare persone a cui eravamo in qualche modo connessi: amici di amici, compagni di scuola, vicini di casa“, si legge nell’abstract. “Ora le persone che incontriamo online tendono a essere dei completi sconosciuti“. Questo significa che aumentano i rapporti con persone con cui difficilmente avremmo avuto a che fare e, questo vale in particolare in America, con persone di etnie e origini differenti dalle nostre. I ricercatori sottolineano dunque l’influenza delle dating app sulla crescita, pur limitata, dei matrimoni interraziali. Spingerci fuori dalla nostra cerchia di conoscenze contribuisce a creare una società più diversificata.

Il titolo stesso della ricerca si riaggancia a un mutamento sociologico fondamentale che sta avvenendo in questi anni: già agli inizi degli anni Duemila, infatti, si parlava della forza dei legami deboli (The Strenght of Weak Ties), ovvero di come delle interazioni sociali positive potessero nascere dalla connessione con persone appena fuori dalle nostre reti sociali, in particolare sui social network; oggi quei legami diventano del tutto assenti e siamo spinti, a quanto pare con esiti positivi, a cercare relazioni con persone con cui non abbiamo alcun tipo di connessione. E se questo è spesso raccontato dai media tramite un misto di preoccupazione e pregiudizio (“Non accettare le caramelle dagli sconosciuti” rimane un diktat potente), la scienza dimostra invece le sue virtù.

Un’infografica della popolare app di incontri Tinder sostiene che chi incontra online usi il preservativo più di chi si incontra “nella realtà”

Ovviamente la situazione è molto più complessa di così e le app di incontri problematizzano le relazioni contemporanee in modi spesso anche duri da accettare. Qualche anno fa andavano di moda gli articoli che raccontavano come l‘avvento di Whatsapp avesse fatto scoppiare parecchie coppie. Altri osservatori hanno collegato il fenomeno alla diffusione del fast sex (e peggio: delle malattie sessualmente trasmissibili) o alla ghettizzazione di certi tipi di nicchie sociali (esistono dating app specifiche ovviamente per uomini omosessuali o per lesbiche, ma anche per ebrei, ricchi, contadini, celiaci e così via). O ancora c’è chi sottolinea che questi mezzi rendano più superficiali i rapporti, legati come sono all’apparenza delle foto scambiate e alla fugacità con cui sono programmati gli incontri.

Emily Witt, giornalista e autrice del saggio Future Sex pubblicato da minimum fax, osserva poi con un tono leggermente sconsolato: “Gli incontri su internet si erano evoluti fino a offirci il mondo che avevamo attorno, le persone nelle immediate vicinanze, i desideri di uno specifico istante. (…) Mentre le persone sole potevano nutrire uno scopo recondito, dal desiderio di un breve rapporto sessuale all’anelito per il vero amore, la tecnologia in sé non prometteva nulla. Poteva portare le persone da noi, ma non diceva niente su cosa dovevamo farci“. E in questo c’è uno fondo di verità, anche se viene da chiedersi: perché dovrebbe la tecnologia, che è uno strumento, dirci cosa dobbiamo volere noi dalle persone che decidiamo di incontrare?

La ricerca di Ortega e Hergovich è interessante perché abbatte alcuni luoghi comuni e apre gli occhi su tendenze interessanti: il mondo delle dating app andrebbe fatto uscire dalla bolla di pregiudizi che riguardano la promiscuità e la paura della predazione sessuale (fattori che comunque esistono e su cui si deve semplicemente educare alla cautela) e mostrato nel suo ruolo sempre più centrale nel dare forma alla società di questi anni e soprattutto dei prossimi. Si tratta in sostanza di dare un nuovo volto all’educazione sessuale e sentimentale di quest’epoca, che nelle app digitali può trovare un alleato fondamentale. Basta saperle usare, ma prima ancora si dovrebbe anche sapere cosa si vuole dal compagno di una vita.

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