L’albero della vita si accresce di 20 nuovi “rami”

albero della vitaVenti nuovi rami che si aggiungono all’albero della vita: è il risultato del lavoro condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università del Queensland in Australia, che, analizzando 1.500 campioni di materiale raccolto da alcuni dei luoghi più remoti del pianeta, ha svelato l’esistenza di quasi 8mila genomi appartenenti a nuovi microrganismi, alcuni straordinariamente diversi da tutti quelli noti alla scienza.

Qualcuno parla di “materia oscura vivente” e in effetti il paragone è abbastanza calzante: sappiamo che la maggior parte delle specie sulla Terra è costituita da microrganismi (batteri e archei) ma ne conosciamo solo una piccolissima parte. Si stima infatti che solo l’1-2% sia stata coltivata in laboratorio.

I ricercatori australiani nel loro studio, pubblicato da Nature Microbiology, hanno utilizzato un approccio innovativo, la metagenomica. In pratica hanno passato al setaccio i 1500 campioni di materiale ambientale provenienti dalle banche dati di tutto il mondo alla ricerca di frammenti di genomi da poter classificare. Grazie al continuo sviluppo delle tecniche di analisi dei genomi, gli scienziati hanno isolato e raggruppato le sequenze di dna contenute in ciascun campione, e hanno poi identificato i microbi presenti.

È così che hanno aggiunto agli 80mila genomi già conosciuti ben 7.280 nuovi genomi di batteri e 623 di archei, abbastanza completi da poter stabilire che sono i primi rappresentanti di 20 nuovi phyla – cioè i nuovi rami disegnati all’albero della vita.

Per renderci conto della portata della scoperta basta dire che tutti gli animali dotati di spina dorsale appartengono a un unico phylum, un unico ramo, dell’albero della vita: aggiungerne 20 significa aver scoperto specie viventi completamente separate da quelle che già conoscevamo e diversissime tra loro.

E alcune vivono davvero in posti strani. Per esempio i primi e finora unici rappresentanti del ramo Phylum Bacterial Uncultured 9 sono stati trovati nelle feci di babbuino e nell’olio di palma.

Adesso che li abbiamo trovati, cosa ce ne facciamo? I risvolti di questa scoperta sono tantissimi.

Il primo passo sarà continuare ad analizzare i loro genomi andando nel dettaglio dei geni per conoscere meglio le nuove specie: capire come sopravvivono in posti anche inospitali, oppure scoprire se producono sostanze che potrebbero costituire nuovi tipi di antibiotici utili per l’essere umano. Ma c’è di più: continuare a svelare la biodiversità del nostro pianeta ci può aiutare a rispondere alle grandi domande sull’origine della vita sulla Terra.

E molto è ancora da trovare.

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