La matematica del car-sharing: a Milano può funzionare più che a Roma

(Foto: Sean Gallup/Getty Images)

Che la condivisione di un taxi o di un’auto privata sia pratica e utile in città come New York e Singapore, è fuori discussione. Ma lo stesso approccio potrebbe funzionare in futuro anche in molte altre città, riducendo potenzialmente sia i costi del trasporto, il traffico e l’inquinamento. A suggerirlo è un team di ricercatori del Cnr, Mit, Cornell University e della società Uber, che raccontano su Nature Scientific Reports di essere riusciti a predire le potenzialità dello sharing in 30 città di tutto il mondo, fornendo così informazioni fondamentali per gestire il futuro del trasporto su scala globale sulla scia del successo di servizi di condivisione dell’automobile come Car2Go e UberPool (non presente in Italia).

“Se le persone condividono più corse, il traffico sarà ridotto. Con meno traffico, il tempo di viaggio diminuirà, aumentando il potenziale di ulteriore condivisione dei viaggi”, spiega l’autore Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del Mit.

Servendosi di una quantità enorme di dati sulla mobilità, il team di ricercatori ha analizzato oltre 200 milioni di corse di taxi, effettuate a New York, Vienna, Singapore e San Francisco. In altre parole, Ratti e il suo team hanno quantificato il potenziale della mobilità condivisa, scoprendo che segue una legge universale applicabile in qualsiasi città. “Per quantificare il rapporto tra domanda di mobilità urbana e il numero di corse condivisibili, è stata utilizzata una metodologia basata sulla scienza delle reti”, spiega Paolo Santi, ricercatore presso l’Iit-Cnr e il Mit Senseable City Lab. “Il nostro gruppo di ricerca ha inoltre sviluppato un modello che caratterizza la legge del ride-sharing: analizzando tre semplici parametri – l’area urbana, la densità delle richieste di viaggio e la velocità media del traffico – è stato possibile ottenere una stima molto accurata del numero di viaggi che può essere condiviso in una data città”.

Utilizzando questa legge, si è potuto quindi stilare una classifica delle città in base al loro potenziale di condivisione: “Abbiamo scoperto, per esempio, che Milano ha un potenziale di condivisione dei viaggi di circa il 50%, 5 volte maggiore di Roma: questa differenza è in gran parte dovuta alla diversa velocità del traffico cittadino. Di tutte le città studiate, New York è risultata la città con una condivisione delle corse maggiore, con il 62%, Berlino e Londra fra le meno condivisibili, con il 10-15%”, continua Santi. “Inoltre, i risultati della ricerca mettono in luce certe somiglianze tra città storicamente e strutturalmente diverse come Vienna e New York. La spiegazione possibile è che ciò che influenza la condivisibilità dei viaggi, è il modo in cui sono organizzate le nostre vite, più che la disposizione della città”.

“Con i veicoli a guida autonoma che stanno per arrivare sulle nostre strade, la condivisione delle auto e dei viaggi potrebbe diventare sempre più diffusa, creando nuovi sistemi di mobilità che rappresenteranno un ibrido fra trasporto pubblico e privato”, conclude Ratti.

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