Kings of Crime, Saviano in cattedra per raccontare le vite dei boss

Roberto Saviano kings of crimeRoberto Saviano sale in cattedra. La cosa potrebbe far storcere il naso ai molti detrattori dell’uomo, che suo malgrado, è diventato un simbolo della lotta alla mafia, eppure è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno: il crimine si combatte prima di tutto con la conoscenza. La scelta di utilizzare come location del suo nuovo programma Kings of Crime (in onda ogni mercoledì sera su Nove) un’aula universitaria è simbolica e di immediato impatto: Saviano non mostra un modello da seguire, ma analizza con una tecnica di ricerca quasi scientifica, una realtà su cui non si devono chiudere gli occhi.

Come si intuisce dal titolo, Kings of Crime è un programma incentrato sui grandi nomi della malavita, 3 puntate per raccontare la vita di 3 boss: Paolo Di Lauro, le cui vicende hanno ispirato il personaggio di Pietro Savastano di Gomorra, il narcotrafficante messicano El Chapo ed infine Antonio Pelle, re della ‘ndrangheta. Gli spettatori vengono portati sui luoghi della narrazione grazie all’utilizzo di materiali originali provenienti dall’archivio video delle forze dell’ordine.

Rispetto alle altre presenze televisive dello scrittore, questa volta Saviano sceglie un approccio diverso decidendo di non essere, come di consueto il narratore, bensì il professore, colui che individua e spiega le connessioni tra i diversi eventi e le conseguenze che ne derivano. Nel caso di Di Lauro, la narrazione, infatti, viene lasciata alle parole di 2 persone estremamente diverse, due punti di vista opposti: il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti ed il pentito Maurizio Prestieri.

I camorristi, gli ‘ndranghetisti ed i narcos non hanno mai un volto, ma riescono a muovere l’economia globale. Tutto ruota intorno ai soldi: il denaro di Di Lauro era così tanto che non era possibile contarlo e quindi lo si pesava.
La fortuna economica del boss napoletano deriva in larga parte dal commercio della droga: è proprio Di Lauro, infatti, a trasformare Scampia nel più grande supermercato di stupefacenti, a cielo aperto, d’Europa.

Di Lauro è un sorprendente uomo d’affari: tra le sue più brillanti strategie c’è l’introduzione delle sentinelle nelle piazze di spaccio. Gli uomini, anzi, spesso i ragazzini, che stanno di vedetta, non hanno solo il compito di avvisare i pusher dell’arrivo delle forze dell’ordine, ma sono gli occhi del boss ed hanno la funzione di far sentire i clienti al sicuro.
Per i camorristi la vita umana conta ben poco, basti pensare all’utilizzo dei visitor, delle vere e proprie cavie umane che vengono impiegate per testare la qualità della droga tagliata dal clan Di Lauro. È fondamentale, infatti, che la droga non danneggi i clienti altrimenti verrebbe meno una fonte di guadagno.

Per tutti coloro che lavorano per Di Lauro vige, però, una regola fondamentale: mai fare uso di droghe.
In un territorio in cui non ci sono prospettive di lavoro, i soldi di Di Lauro sono la miglior garanzia per il boss per riuscire a portare avanti la sua attività: qualunque forma di lavoro per conto del clan viene retribuita e gli stipendi pagati da Di Lauro sono i più alti d’Europa.

Il denaro è il mezzo attraverso il quale la camorra si introduce prima nella quotidianità di chi sembra non avere altra scelta se non quella di diventare un criminale, e poi nell’economia globale con importanti investimenti resi possibili grazie ai colletti bianchi che riciclano il denaro. Si tratta di uomini che, pur non avendo le mani sporche di sangue, sono e devono essere considerati alla stessa stregua degli altri affiliati al clan in quanto, grazie alla loro attività, fanno crescere la fortuna dei boss dando così alla camorra il potere economico che la rende ogni giorno più forte.

Saviano mette in luce le sue doti da giornalista riuscendo a realizzare una difficile intervista a Prestieri scevra di qualunque giudizio o forma di pietà per il pentito.

Roberto Saviano Maurizio Prestieri

La freddezza con cui Saviano affronta l’omicidio di Melito (un giovane innocente ucciso dalla camorra per errore a causa di uno scambio di persona) stride con i sentimenti che questo atto insensato genera nel pubblico, rendendo così le parole di Prestieri, presente sulla scena del delitto, dei veri e propri pugni nello stomaco.

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