IPhone X, Snowden teme gli abusi del riconoscimento facciale

Apple presenta iPhone XApple ha appena presentato le sue novità e, puntuali, arrivano le prime critiche. A muoverle non sono clienti disincantati o disillusi ma Edward Snowden, l’ex tecnico della Cia che ha fatto conoscere al mondo i programmi di sorveglianza di massa attuati dal governo americano e da quello britannico.

L’oggetto del contendere è FaceId, tecnologia per il riconoscimento facciale brevettata da Apple e resa disponibile sugli iPhone X. Tecnologia che a cui Snowden riconosce una certa robustezza ma banalizza e inflaziona il riconoscimento facciale, aprendo la porta a future forme di abuso, con chiaro riferimento alla privacy di chi vi fa ricorso.

#FaceID
Good: Design looks surprisingly robust, already has a panic disable.
Bad: Normalizes facial scanning, a tech certain to be abused.

— Edward Snowden (@Snowden) 12 settembre 2017

Anche Forbes si è fatto domande simili, immaginando che per gli investigatori diventa facile sbloccare iPhone protetti, riallacciandosi al famoso caso dell’attentatore di San Bernardino Syed Rizwan Farook che ha tenuto banco durante i primi mesi del 2016 e che ha visto l’Fbi a lungo paralizzata davanti alla necessità di sbloccare il suo iPhone.

Cnet aggiunge che se da una parte la diffusione su vasta scala del riconoscimento facciale può rendere più efficaci e rapide le tecniche per individuare criminali e terroristi, sull’altro piatto della bilancia va messo il parallelo affinamento delle tecniche di sorveglianza governative (e non) che possono diventare sempre più invasive.

Temi ovviamente delicati che fino a ieri potevano essere anticipazioni di futuro e che, da oggi almeno, entrano a fare parte della quotidianità. Va specificato che Apple non archivia i volti degli utenti all’interno di un database da riutilizzare a fini commerciali, al contrario di altri giganti quali ad esempio Facebook che, con il programma DeepFace ha approfondito le proprie conoscenze in materia di riconoscimento facciale.

Consolazione relativa che, però, ha il merito di riaprire e di raffinare il dibattito sulla privacy portandolo a un livello ancora superiore.

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