Informazione online, leggiamo solo quello che ci fa più comodo

(Foto: NICOLAS ASFOURI/AFP/Getty Images)

“Selezioniamo” le informazioni, evitando deliberatamente quelle che minacciano la nostra felicità e benessere. Ad affermarlo è un team di ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, coordinato da George Loewenstein, Russell Golman e David Hagmann, secondo cui il fenomeno della polarizzazione sta crescendo di proporzioni: gli utenti sono sempre più propensi a concentrarsi su un numero limitato di informazioni, in particolare con quelle affini ai propri punti di vista e valori. Il nuovo studio, apparso sul Journal of Economic Literature, sembra così avvalorare ulteriormente l’ultima analisi di Walter Quattrociocchi e colleghi dell’Istituto di studi avanzati di Lucca pubblicata appena una decina di giorni fa, secondo cui tendiamo a concentrarci su un numero limitato di fonti di notizie online. Infatti, secondo i ricercatori americani, gli utenti attuano una vera e propria strategia di “evasione dalle informazioni”, dirigendo selettivamente la propria attenzione sulle informazioni che affermano quello in cui credono e mettendo da una parte quelle in contrasto con il proprio sistema di valori. Alcuni esempi pratici: chi è più a rischio di contrarre una determinata malattia specifica evita di leggere notizie che ne parlano; altri, invece, decidono di leggere solo notizie che che si allineano maggiormente con la propria ideologia politica.

“Le persone dovrebbero cercare informazioni che le aiutino nel processo decisionale, aggiornano così di continuo il proprio parere”, spiega Loewenstein. “Spesso, invece, evitano informazioni che potrebbero aiutarle a prendere decisioni migliori, soprattutto nel momento in cui pensano che un’informazione possa essere per loro particolarmente dolorosa da ricevere”.

E anche quando le persone non possono ignorare completamente un’informazione, si dimostrano molto abili a interpretarla a loro piacimento: è il caso, per esempio, di alcune evidenze scientifiche, che seppur ovvie e scontate vanno contro a ciò che le persone vogliono credere: un esempio è quello di alcune persone a cui viene diagnosticata una malattia grave e che rifiutando di documentarsi, perdono l’opportunità di seguire specifiche terapie nella fase iniziale della patologia, oppure l’ormai diffuso dissenso del pubblico (soprattutto americano) su evidenti prove scientifiche che dimostrano l’effettivo cambiamento climatico. “Le persone lo fanno per un motivo”, spiega Golman. “Per esempio, coloro che non si sottopongono a un test genetico potranno godere della loro vita fin quando la malattia non potrà più essere ignorata”.

“Una delle possibili implicazioni di evitare alcune informazioni è che noi non coinvolgiamo abbastanza coloro che non sono d’accordo con noi”, spiega Hagmann. “Se continuiamo a bombardare le persone con informazioni che sfidano le loro convinzioni è ovviamente più probabile che generiamo una sorta di evitamento difensivo. Se vogliamo ridurre la polarizzazione politica, dobbiamo trovare il modo non solo di esporre le persone alle informazioni contrastanti, ma di aumentare la ricettività dei cittadini alle informazioni che sfidano quello in cui credono e vogliono credere”.

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