Fake news d’epoca: “La guerra dei mondi” di Orson Wells e il mito del panico di massa

1938, Orson Wells dirige gli attori di “La guerra dei mondi” (foto: Pubblico dominio via Wikimedia Commons)

Tra le possibili definizioni di fake news rientra sicuramente anche il radiodramma La guerra dei mondi diretto e interpretato da Orson Welles. Trasmesso in diretta dalla Cbs la notte di Halloween del 1938, era infatti composta da notiziari in tutto e per tutto simili a quelli reali, ma parlavano dell’invasione aliena immaginata da Herbert George Wells nell’omonimo romanzo.

La fake news, in questo caso una vera e propria opera d’arte, da allora è entrata nella cultura popolare. E come poteva essere altrimenti, visto che avrebbe convinto i telespettatori di essere sotto attacco dei marziani? Tra le numerose citazioni, basta ricordare il XVII special di Halloween dei Simpson: il panico scatenato dal radiodramma offre l’opportunità per un vero attacco da parte degli ottopodi di Arrival di Kang e Kodos.

L’idea che il geniale e ambizioso regista abbia terrorizzato una nazione in questo modo è uno dei motivi per cui questo episodio è così famoso. Eppure la realtà è che gli effetti del radiodramma sono stati molto ingigantiti: a partire dai sensazionalistici resoconti della stampa dell’epoca si è radicata la leggenda urbana di un’America che, nel giro di un’ora, si arma e si barrica nelle case o fugge sulle colline, pronta a resistere ai Tripodi.

La Guerra dei mondi era la diciassettesima puntata della serie The Mercury Theatre on the Air, nel quale Welles portava in radio grandi classici della letteratura, da Dracula a Cuore di Tenebra. Trattandosi di una trasmissione senza pubblicità, non c’erano molte occasioni di ricordare al pubblico cosa era in onda, e nel caso della La guerra dei mondi distinguere la recitazione da un genuino notiziario poteva essere impossibile. Welles aveva lavorato sodo per ottenere questo effetto: nonostante l’episodio fosse chiaramente riportato nei palinsesti e che a 40 minuti dall’inizio sia stato ripetuto che si trattava di finzione, molti telespettatori si trovarono ad ascoltare un incredibile notiziario.

Ma quanti ci credettero davvero, e come reagirono? La stragrande maggioranza degli americani non seppe niente dell’impresa di Welles fino al giorno successivo: The Mercury Theatre on the Air non era un programma molto popolare. Secondo i numerosi documentari prodotti milioni e milioni di ascoltatori cambiarono stazione per passaparola. Eppure un sondaggio telefonico che comprendeva 5000 abitazioni stabilì che il 98% delle persone quell’Halloween ascoltava altro.

Anche considerando i limiti del sondaggio (non tutti avevano il telefono) difficile credere che quella sera l’America si attendesse l’apocalisse. Per dare qualche numero, è stato stimato un pubblico di 6 milioni, di cui fino a un milione (ma oggi la stima è considerata esagerata) è stato in qualche modo tratto inganno. In quel periodo negli Stati Uniti vivevano 130 milioni di persone.

Ma per quante degli ascoltatori ingannati da Welles si può parlare di panico per l’invasione aliena? Davvero pochi. Secondo lo storico A. Bradley Schwartz, autore di Broadcast Hysteria: Orson Welles’s War of the Worlds and the Art of Fake News (Farrar, Straus and Giroux, 2015) solo nel 27% delle circa 2000 lettere inviate a Welles e alla Federal Communication Commission gli ascoltatori raccontavano di essere stati terrorizzati, o di avere assistito a scene di panico.

Una delle prime indagini sul fenomeno aveva inoltre scoperto che la maggior parte di questi ascoltatori credeva che i tedeschi avessero attaccato (era il 1838) o che si trattasse di un disastro naturale. La reazione più comune fu in realtà piuttosto pragmatica: le persone cominciarono a telefonare per chiedere informazioni alle autorità o ai giornali, anche qui molto spesso senza avere la minima idea che c’entrassero in qualche modo gli extraterrestri. Furono davvero pochissimi a lasciare realmente le proprie abitazioni per lo spavento, e si trattò di casi isolati e per niente rappresentativi.

Come si è creato allora il mito? Certamente la trasmissione aveva creato abbastanza scompiglio da essere una notizia, e i giornali non si fecero sfuggire l’occasione di dedicare la prima pagina al panico diffuso causato dalla Guerra dei mondi. Gli articoli offrivano resoconti in massima parte gonfiati e abbelliti, delle vere e proprie fake news che però questa volta raggiunsero davvero tutta l’America (e alle quali tutti credettero).

Orson Welles dal canto suo non poteva essere più soddisfatto: le sue scuse a chi era stato beffato sono forse una delle sue più grandi interpretazioni. Col passare degli anni la leggenda si è consolidata e ormai fa parte del folklore.

Ma esiste un livello di analisi più profondo. In quel periodo la radio era appena arrivata tra i mass media, ed e era già temuta. La guerra dei mondi sembrava confermare magnificamente la tesi secondo cui questa forma di comunicazione avrebbe corrotto la democrazia. Non si temevano tanto i marziani, quanto il potere del nuovo media di soggiogare menti e anime. A questo proposito gli storici Jefferson Pooley e Michael J. Socolow scrivono su Slate:

“Come la radio era il nuovo medium degli anni ’30, aprendo nuovi ed eccitanti canali di comunicazione, ora internet ci offre sia la promessa di un futuro comunicativo e dinamico, sia le distopiche paure di una nuova forma di controllo; la perdita della privacy; e attacchi da spaventose e misteriose forze. Questa è la paura che anima la nostre fantasie di orde in preda al panico, ora come allora”.

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