Economia circolare: 580mila posti di lavoro da qui al 2030

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Per garantire la crescita dobbiamo usare le risorse a nostra disposizione in un modo più intelligente e sostenibile. A tal proposito, l’Europarlamento ha dettato la linea da seguire, da qui fino al 2030, approvando nelle scorse ore il pacchetto denominato “economia circolare”. Il testo rappresenta la posizione del Parlamento in vista dei negoziati con il Consiglio dei ministri UE. E comprende direttive in materia di ambiente, clima, economia e salute.

Anche Legambiente ha accolto positivamente le risoluzioni presentate, che “aprono la strada verso una politica europea finalmente in grado di trasformare l’emergenza rifiuti in una grande opportunità economica ed occupazionale”. Secondo la relatrice Simona Bonafè, “il Parlamento ha dimostrato a larghissima maggioranza che crede nella transizione verso un’economia circolare”. Sì, ma cosa significa di preciso?

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Innanzitutto, vuol dire una forte crescita dell’attenzione sulla gestione dei rifiuti. Smaltimento, recupero e riciclo, sono le parole d’ordine del provvedimento. La quota di smaltimento in discarica scende al 5%, mentre quella dei rifiuti urbani (familiari e di piccole imprese) da riciclare dovrà arrivare al 70% entro il 2030. Per i materiali di imballaggio, come carta e cartone, plastica, vetro, metallo e legno, l’obiettivo proposto è invece l’80%.

E poi ci sono i rifiuti alimentari, che fanno registrare dati allarmanti a livello globale. Solo gli Stati Uniti gettano ogni anno 46 milioni di tonnellate di cibo. Non va meglio in Europa. La FAO calcola che, con quello che buttiamo, si potrebbero sfamare circa 200 milioni di persone. Il Parlamento europeo prevede, anche in questo caso, una riduzione drastica: un taglio del 30% entro il 2025, fino ad arrivare al 50% nel 2030.

Legambiente è pronta a mobilitarsi per una rapida approvazione dell’intero pacchetto legislativo. “Il 24 aprile saremo a Bruxelles insieme ai campioni italiani dell’economia circolare – spiega Rossella Muroni, presidente di Legambiente – per sostenere un accordo ambizioso tra Parlamento e Consiglio e far sì che la riforma divenga realtà”.

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Un’occasione, non solo per l’ambiente. Grazie all’economia circolare si prevede infatti un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese europee, grazie ad un uso più efficiente delle risorse e quindi una riduzione delle importazioni di materie prime.

In ballo ci sarebbero ben 580mila posti di lavoro. Che potrebbero crescere fino a quota 867mila, se al riciclo si accompagnassero a livello europeo e nazionale anche misure ambiziose per il riuso, in particolare nell’arredamento e nel tessile.

“Ma anche il nostro governo deve fare la sua parte”, continua Muroni. “L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere una riforma della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea“. Solo nel nostro paese si calcolano almeno 190mila nuovi posti di lavoro, al netto di quelli persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo. Sapremo cogliere questa occasione?

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