Ecco i maiali con dna modificato, per trapiantarne gli organi negli umani

I maiali geneticamente modificati e clonati (Foto: eGenesis)

Una ricerca appena pubblicata sulla rivista Science racconta un passo avanti verso il possibile trapianto di organi di maiale nell’essere umano, grazie a una modifica genetica che rimuove dal dna suino i retrovirus potenzialmente pericolosi per la salute umana.

L’idea di utilizzare organi di maiale per sostituire quelli dell’uomo non è affatto nuova, perché fegato, cuore, polmone e altri organi hanno la stessa dimensione di quelli umani e analogo funzionamento. L’operazione cosiddetta di xenotrapianto dal maiale all’uomo, tuttavia, se da un lato è la più promettente rispetto a tutti gli altri animali, dall’altra presenta una serie di ostacoli biologici ed etici che complicano la sua effettiva applicabilità.

Uno di questi ostacoli, almeno secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio coordinato dall’azienda eGenesis con sede a Cambridge, è ormai stato superato. Il timore di molti esperti era infatti che i retrovirus endogeni dei suini (i cosiddetti Perv, Porcine Endogenous RetroVirus) sparsi nel genoma del maiale-donatore potessero infettare la persona che riceve un cuore, un polmone o un rene come organo sostitutivo permanente o temporaneo, inducendo il cancro.

I dettagli della ricerca
Grazie alla tecnica di editing genomico Crispr-Cas9, in particolare, i ricercatori hanno letteralmente tagliato via dal dna suino le sequenze corrispondenti alle decine di potenziali fonti di infezione umana, identificate nella fase preliminare dello studio. I nuclei delle cellule modificate sono poi stati sostituiti a quelli delle cellule uovo di maiale, a partire dalle quali sono stati ricavati embrioni tramite le ormai assodate tecniche di clonazione. Una volta impiantati gli embrioni nell’utero di una scrofa, i maiali geneticamente modificati sono stati dati alla luce.

La novità rispetto alle ricerche precedenti è l’aver trasferito in esemplari vivi un risultato che fino a oggi era stato raggiunto solo su cellule coltivate in vitro. La clonazione ha avuto, come sempre, una bassa percentuale di successo (solo l’1% degli oltre 3mila embrioni è sopravvissuto), ma alcuni cuccioli di maiale con i retrovirus disattivati sono sopravvissuti per mesi, sono tutt’ora in vita e apparentemente sani.

Ma quanto sono effettivamente pericolosi questi retrovirus per l’uomo? Dagli studi in provetta, la risposta sembrerebbe essere molto: i virus, rilasciati in determinate condizioni dalle cellule suine, sono riusciti a trasferirsi in quelle umane coltivate nella stessa provetta, diffondendosi ulteriormente in tutte le cellule dell’esperimento. Tuttavia non è chiaro quale sia l’effettivo rischio di un’infezione da retrovirus nel caso di un vero intervento chirurgico, poiché i casi documentati sono pochissimi e non è mai stata dimostrata con certezza alcuna patologia umana scatenata da retrovirus suino. Fino a oggi gli interventi di trapianto con tessuti suini hanno riguardato numeri molto limitati di cellule, dunque è difficile fare previsioni in assenza di casi sperimentali.

La ricerca continua
Ora i ricercatori si dovranno concentrare sul tenere monitorate le condizioni di salute dei maiali clonati, per verificare se dovessero insorgere malattie o altri problemi di salute. Resta poi da studiare l’effettiva compatibilità degli organi da trapiantare con i tessuti umani, che ha una complessità ben più ampia rispetto alla questione retrovirus. I rischi principali, infatti, includono il rigetto degli organi, le reazioni autoimmuni e il rilascio di sostanze tossiche nel flusso sanguigno. Tanto che alcuni chirurghi relegano la questione retrovirus in secondo piano rispetto agli altri problemi di compatibilità.

Quando i primi trapianti?
Secondo il portavoce dei ricercatori e fondatore di eGenesis, George Church, potremmo assistere ai primi trapianti di organi suini già entro un paio d’anni. Altri scienziati, però, vedono ancora molte complicazioni tecniche perché un simile intervento chirurgico possa diventare realtà. I progressi documentati dalla ricerca rappresentano indiscutibilmente un’accelerazione inattesa in un filone di ricerca che prosegue da decenni e si è intensificato dagli anni Novanta. Il passaggio dagli esemplari di maiale adatti al trapianto all’effettivo intervento chirurgico, però, è ancora lungo.

I numeri dei trapianti
I trapianti da suino restano comunque una strada promettente per salvare vite umane. Negli Stati Uniti nel 2016 sono stati trapiantati circa 33mila organi, a fronte di una lista d’attesa di oltre 110mila persone. Si stima che, limitandosi ai soli cittadini statunitensi, ogni giorno perdano la vita almeno una ventina di persone a causa della mancanza di organi da trapiantare. E, purtroppo, tra domanda e offerta di organi umani da trapiantare esiste un gap che con i sistemi attuali sembra incolmabile.

Le questioni etiche
Oltre alle problematiche di carattere tecnico e scientifico, la possibilità di iniziare gli xenotrapianti di massa apre anche a una serie di discussioni di natura etica. Da una parte ci sono gruppi religiosi che considerano i suini come animali impuri, dunque potrebbero rifiutare questo tipo di trapianto. Le comunità ebraica e musulmana sembrano le più restie nell’accettare simili interventi, nonostante i leader di molti gruppi religiosi abbiano già riconosciuto l’accettabilità di simili trapianti e le valvole cardiache suine siano già oggi impiegate negli interventi chirurgici sull’uomo.

D’altra parte potrebbero sorgere questioni animaliste, dal momento che il maiale-donatore dovrebbe essere ucciso per consentire il trapianto. Tuttavia, gli scienziati che hanno condotto lo studio hanno spiegato al New York Times che gli esemplari eventualmente uccisi rappresenterebbero solo una piccolissima frazione rispetto alle centinaia di milioni di maiali uccisi ogni anno per l’alimentazione umana. Inoltre, il maiale-donatore verrebbe anestetizzato e ucciso senza alcuna sofferenza, con il valore aggiunto di permettere il salvataggio di una vita umana. Alcuni, però, hanno avanzato l’ipotesi di differenziare i casi in base alla probabilità di successo dell’intervento.

Infine, gli xenotrapianti aprirebbero anche una serie di questioni normative e burocratiche legate, ad esempio, al consenso informato del paziente che potrebbe subire un simile intervento, o alla scelta se attendere il possibile arrivo di un organo umano piuttosto che muoversi d’anticipo utilizzando quello animale.

The post Ecco i maiali con dna modificato, per trapiantarne gli organi negli umani appeared first on Wired.

Fonte