Calcio e stipendi: la parità di genere è possibile, almeno in Nazionale

Può sembrare paradossale, ma nel 2017 il solo parlare di parità di diritti tra uomini e donne può sollevare un vespaio. È successo di nuovo, per l’ennesima volta, quando la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi ha twittato tra la soddisfazione e gli auspici una notizia arrivata dalla Norvegia.

Norvegia: sancita parità salariale tra calciatori e calciatrici. Domani con @LottiLuca daremo vita a tavolo di lavoro su questi temi.#avanti

— maria elena boschi (@meb) 9 ottobre 2017

Sì, le calciatrici della nazionale norvegese prenderanno gli stessi compensi dei colleghi maschi. Non solo è possibile, ma è pure vero. Come? Semplice: i maschi hanno accettato di “tagliarsi lo stipendio” devolvendo alla causa un contributo di 550 mila corone (circa 60 mila euro). Così il piatto totale per le calciatrici passerà da 3,1 milioni di corone (circa 331.700 euro) a 6 milioni di corone (poco più di 640 mila euro), mentre quello dei maschi scendera da 6,55 milioni a 6 milioni di corone.

“In Norvegia la parità di genere è molto importante – ha affermato il capo del sindacato dei calciatori Joachim Walltin, convinto che l’accordo siglato nel suo Paese sia il primo del suo genere – penso che si tratti di un bene per il Paese e per lo sport”. Ed è vero che a un traguardo simile non si era mai arrivati. Negli Stati Uniti, per esempio, la situazione delle calciatrici della nazionale è da poco migliorata grazie a un nuovo accordo che prevede compensi più equi e contributi di maternità, ma le paghe dei maschi sono rimaste un’utopia. E la Danimarca ha recentemente annullato un’amichevole contro l’Olanda a causa di una protesta sindacale riguardante i salari.

La Boschi promette una svolta anche in Italia: “Domani col ministro Luca Lotti daremo vita a un tavolo di lavoro su questi temi”, ha annunciato la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. Ma è possibile? La situazione del nostro calcio femminile non è certo delle migliori. Le calciatrici sono dilettanti, non vengono pagate, mentre i maschi, per giocare in Nazionale, ricevono un compenso che oscilla tra i 7 e i 10 mila euro a convocazione, frutto di un accordo risalente agli Anni 80 tra Associazione italiana calciatori e Federcalcio. La stessa Figc investe ogni anno 3,5 milioni di euro nel settore femminile, gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti, meno della metà dei 7,2 milioni messi sul piatto dalla Norvegia secondo l’ultimo rapporto redatto dall’Uefa. Si potrebbe pensare che questa differenza di attenzione tra i due Stati si basi sui risultati, ma agli ultimi Europei le norvegesi si sono fermate al primo turno, esattamente come le Azzurre, che a differenza delle loro colleghe scandinave sono però riuscite a vincere almeno una partita. Nessuna giustificazione può essere trovata nemmeno nei dati sui bacini d’utenza, con un’affluenza media negli stadi italiani di 1.000 spettatori a partita contro i 250 della Norvegia.

È pensabile che i calciatori italiani si quotino come i norvegesi per raggiungere la parità di genere? “Ci stiamo provando – ha affermato il presidente dell’Aic Damiano Tommasi a La Politica nel Pallone su Gr Parlamento, è un tema, i Paesi del Nord sono più avanti, si parla anche di professionismo e in Associazione sul calcio femminile stiamo lavorando molto, anche grazie a Sara Gama, che è all’interno del Consiglio federale e si sta facendo sentire. Sicuramente il futuro sarà migliore del presente”. Parole , il commento invece del presidente dell’Assocalciatori, Damiano Tommasi. Solo parole? Non è detto. I calciatori italiani hanno già dimostrato di essere ben disposti a iniziative del genere quando, nel 2016, hanno aderito alla proposta dell’Aic di devolvere il 10% dei compensi per le gare disputate in Nazionale a un fondo per i colleghi disoccupati o senza stipendio. D’altra parte, per chi guadagna cifre da Serie A, si tratta di un piccolo sforzo. E allora perché non farne un altro anche per le calciatrici?

The post Calcio e stipendi: la parità di genere è possibile, almeno in Nazionale appeared first on Wired.

Fonte