Associated Press si affida a una startup per scegliere le notizie

(Foto: NewsWhip)

I giornali stanno morendo. Un mantra che abbiamo sentito ripetere fino alla nausea. Certo, i problemi non mancano: il calo delle vendite (e della pubblicità), il trasferimento massiccio di lettori dalla carta al web, la maggiore concorrenza (anche da parte di editori atipici come Google e Facebook), la necessità di contenuti diversi e su più piattaforme. Appurato ciò, cosa si può fare?

Per sopravvivere al cambiamento e (possibilmente) trarne vantaggio, una delle più note agenzie giornalistiche internazionali, l’Associated Press, ha deciso di puntare sull’open innovation. Insieme al quotidiano giapponese Asahi Shimbun infatti, ha finanziato (con 6,4 milioni di dollari) la startup irlandese NewsWhip. Il suo servizio di analisi e tracking aiuta le redazioni a capire quali sono le notizie del giorno. Ancor meglio, quelle che funzionano.

(Foto: NewsWhip)

In pratica, NewsWhip segnala ai giornalisti gli articoli più condivisi online sugli argomenti dei quali si occupano e può quindi indirizzarli verso quei temi che possono attrarre l’interesse degli utenti.

“Gli editori hanno risorse limitate – spiega il co-founder e Ceo Paul Quigley – e uno dei costi principali per un’azienda editoriale è ricercare e individuare le storie di cui si dovrebbero occupare i giornalisti”. Come fare per scovare la notizia? “Gran parte di quel lavoro viene fatto sulla base di ipotesi – continua – e questo si traduce in scarsa efficienza e redattori che scandagliano i social media e i siti dei concorrenti alla ricerca delle notizie più rilevanti”. La soluzione dunque, secondo Quigley, è orientare le strategie editoriali con i Big Data.

Certo, ci sono dei contro. Il primo (e più ovvio) rilievo mosso a questo sistema è che potrebbe contribuire alla realizzazione di notiziari tutti uguali (ammesso che non sia già così). Inoltre, i giornalisti sarebbero perennemente ossessionati da ciò che è già stato scritto, trascurando notizie rilevanti. Al contrario, se usata in maniera corretta, questa piattaforma può rappresentare un valido ausilio nel campo del giornalismo investigativo, quando si ha a che fare con una notevole mole di dati o nel caso ci si mobiliti per una causa specifica.

(Foto: Dataminr)

Chiaro dunque, che la crisi dell’editoria va combattuta (anche) a colpi di investimenti in idee innovative. Diversificando il business e facendo open innovation. NewsWhip non è certo l’unica società a fornire questi strumenti alle redazioni giornalistiche. C’è già Dataminr, che trasforma il flusso di Twitter e altri dataset pubblici in alert. Senza contare i servizi gratuiti offerti da Google News Alerts o dai trend di Twitter.

Secondo Quigley però, NewsWhip è in grado di fornire “risultati molto più sofisticati rispetto alla classica ricerca basata sulle keywords o sul riferimento ai brand”. Attualmente il servizio costa circa 12mila dollari all’anno. Ed ha già una clientela importante. Tra i gruppi editoriali che lo utilizzano infatti, ci sono la Bbc, il Washington Post, il Guardian e MasterCard.

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